Dall’autosufficienza al “micro-sistema”: l’Università delle Tre Età di Piano incontra la filosofia circolare de “Il Turuzziello”

26 Maggio 2026

di lucio esposito

MASSA LUBRENSE – La bellezza della tradizione contadina che si fa moderna, etica e resiliente. Si è svolto in un clima di grande partecipazione l’incontro tra i soci dell’Università delle Tre Età (UNITRE) di Piano di Sorrento e l’azienda agrituristica “Il Turuzziello” di Massa Lubrense. Un appuntamento che non è stato solo una visita didattica, ma un profondo confronto intergenerazionale nel segno della sostenibilità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Al centro della giornata, la testimonianza di vita e di lavoro del giovane imprenditore agricolo, che ha illustrato ai presenti il suo modello di gestione aziendale, basato sul concetto di “micro-sistema” autosufficiente e sulla lotta consapevole allo spreco.

L’etica del prodotto e la lotta allo spreco

“Quando si entra in un’azienda, dobbiamo imparare a valorizzare tutto ciò che essa produce”, ha esordito con decisione il titolare, sottolineando quanto sia fondamentale, in un’ottica di economia circolare, ridurre gli scarti attraverso una gestione sapiente e consapevole. Il messaggio è chiaro: il rispetto per il prodotto nasce dal riconoscimento del lavoro necessario per ottenerlo, un insegnamento che la sapienza antica dei nonni ci ha tramandato e che oggi torna prepotentemente attuale.

La famiglia e il “fare squadra”

L’incontro ha toccato corde profonde quando si è parlato del ruolo della famiglia. Non solo come nucleo affettivo, ma come motore imprenditoriale. L’esperienza de “Il Turuzziello” dimostra come la sinergia tra generazioni sia la chiave per non subire il lavoro, ma per governarlo. Partendo dalla storia del nonno,anche egli Benedetto De Gregorio, che con due panieri sotto braccio , negli anni 60 percorreva a piedi la strada verso Sant’Agnello per distribuire i prodotti caseari, si è giunti all’attuale realtà aziendale, capace di accogliere decine di ospiti e di guardare al futuro con ambizione e innovazione.

Resilienza e innovazione: dal Covid ai Mondiali

Non sono mancati i momenti di riflessione sulle difficoltà: dai danni causati da un incidente in azienda, superati grazie alla straordinaria solidarietà della comunità locale, alla capacità di diversificare la produzione durante la pandemia.

L’imprenditorialità, per il giovane casaro, deve essere “costruttiva”. A testimoniarlo non è solo la qualità dei formaggi — realizzati con procedimenti che esaltano la digeribilità e la purezza delle materie prime, evitando scorciatoie industriali — ma anche l’impegno sociale. È il caso della promozione di uno sport peculiare come il “tiro alla fune”, portato dai terreni di Schiazzano fino ai mondiali, un esempio di come nel piccolo si possano superare grandi muri e valorizzare il senso di appartenenza a un luogo.

Un appello al futuro

La giornata si è conclusa con una dimostrazione pratica sulla qualità del burro e dei prodotti caseari, un invito rivolto ai presenti — e in particolare ai giovani — a riscoprire la genuinità e a diffidare dalle imitazioni industriali. La lezione emersa dall’incontro è emblematica: il successo non si costruisce nell’isolamento, ma nel “fare sistema” con la propria terra e con le persone che la abitano. Una lezione che l’Università delle Tre Età ha accolto con entusiasmo, confermando che il dialogo tra l’esperienza del passato e l’energia del presente è l’unica strada possibile per una crescita autenticamente sostenibile.

Dall’autosufficienza al riscatto rurale: UNITRE a lezione di futuro al “Turuzziello”

MASSA LUBRENSE – C’è un filo invisibile che lega la memoria storica, custodita con cura dall’Università delle Tre Età (UNITRE) di Piano di Sorrento, e l’energia vitale di un’agricoltura che guarda al futuro. Questo legame si è manifestato con particolare forza durante l’incontro tenutosi tra le mura dell’azienda agrituristica “Il Turuzziello” di Massa Lubrense, dove il giovane imprenditore Benedetto De Gregorio ha aperto le porte della sua realtà non solo per una visita, ma per un profondo momento di confronto civico e pedagogico.

Oltre il profitto: l’etica del “Micro-sistema”

L’incontro ha preso le mosse dalla necessità, sempre più urgente, di ripensare il rapporto tra terra e produttore. Il focus di De Gregorio è netto: il superamento della dipendenza esterna in favore di un’autosufficienza circolare. “Non dobbiamo essere succubi del lavoro, ma valorizzare ogni risorsa che la nostra terra ci offre” — spiega il casaro. Un monito contro lo spreco che si trasforma in un progetto concreto: il ritorno a modelli in cui le generazioni cooperano e il “micro-sistema” agricolo diventa un baluardo di resilienza, capace di trasformare anche le avversità – come l’incendio che ha colpito l’azienda – in un’opportunità di ricostruzione collettiva.

La famiglia come motore di resilienza

Il cuore pulsante del “Turuzziello” è il legame familiare, un’eredità che parte dal nonno, capace di distribuire i prodotti caseari a piedi tra Sant’Agnello e le colline di Schiazzano, e arriva fino ai giovani di oggi. La sfida, emersa chiaramente nel dialogo con gli associati UNITRE, è quella di mantenere viva questa “macchina” non con l’imposizione di cartellini o orari rigidi, ma attraverso l’appartenenza. La gestione aziendale diventa così un atto di cura, dove la dedizione è il vero segreto che permette di superare la crisi della manodopera e di guardare con ottimismo alle sfide del mercato internazionale.

Dai borghi ai Mondiali: una visione che supera i confini

Un passaggio particolarmente emozionante dell’incontro ha riguardato l’impegno extrasettoriale di De Gregorio: il “tiro alla fune”. Dalla quiete delle montagne di Schiazzano alle competizioni internazionali, il racconto di come un gruppo di ragazzi locali sia riuscito a portare l’Italia ai mondiali di categoria è la metafora perfetta della filosofia aziendale: “Anche nel piccolo si possono superare grandi muri”.

La giornata si è chiusa con una dimostrazione pratica sulle tecniche di caseificazione, dal corretto uso del caglio ai segreti per distinguere un prodotto genuino dalle insidie dei grassi vegetali.

Il monito dell’impresa

L’Università delle Tre Età ha lasciato il “Turuzziello” con una consapevolezza rinnovata: il successo di un’azienda non si misura solo in bottiglie o chili di formaggio prodotti, ma nella capacità di generare cultura e coesione sociale. La lezione di De Gregorio è un invito alla “visione grande” che non dimentica le radici, un modello di imprenditorialità sana che, nel cuore della Penisola Sorrentina, continua a dimostrare come la tradizione, se guidata dall’innovazione e dall’orgoglio di appartenenza, sia la chiave per il domani.

Fonte : PositanoNews.it

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