
Passeggiando per Piazza Cota a Piano di Sorrento sentiamo per caso che si parla di tradizioni antiche che tramandono i nonni e le nonne , che una volta scomparsi non verranno tramandati e i media non ne parlano, e noi vorremmo raccontarle queste tradizioni della Campania e del Sud che fanno parte della nostra memoria collettiva atavica. La Penisola Sorrentina non è solo un paradiso fatto di agrumeti profumati, scogliere a picco sul mare e panorami mozzafiato. Dietro la cortina della modernità e del turismo internazionale, questa terra custodisce un patrimonio immateriale antichissimo, fatto di credenze popolari, riti di guarigione e gesti apotropaici tramandati oralmente di generazione in generazione.
Tra i riti più affascinanti e carichi di suggestione figurano l’antica arte di togliere il malocchio con l’olio, l’acqua e il piatto, e la particolarissima tradizione di cucire una campanella su un vestito per tenere lontane le energie negative, usanza profondamente radicata a Sorrento e non da Capri, che se ne sarebbe appropriata, a quanto ci dicono.
Il rito dell’olio e dell’acqua: la diagnosi e la cura del malocchio
Il malocchio (u malucchj) è una delle credenze più diffuse nel folclore del Sud Italia, e la Penisola Sorrentina non fa eccezione. Si tratta di un influsso negativo generato, spesso involontariamente, dall’invidia o dall’ammirazione eccessiva di qualcuno, capace di provocare mal di testa improvvisi, stanchezza cronica, spossatezza o una serie ininterrotta di sfortuna.
Per scoprire se una persona è stata “affascinata” e per liberarla dal maleficio, le anziane custodi di questa tradizione eseguono un rito domestico di straordinaria precisione:
-
Gli strumenti: Si utilizzano un piatto fondo bianco, dell’acqua (spesso presa da una fonte specifica o di rubinetto), un bicchiere d’olio d’oliva (l’oro verde della terra sorrentina) e un pizzico di sale o cenere benedetta.
-
Il gesto: La persona che officia il rito traccia tre volte il segno della croce sul piatto d’acqua recitando formule segrete – spesso preghiere tramandate sottovoce e svelate solo in punto di morte a un unico erede. Successivamente, fa cadere alcune gocce d’olio (solitamente tre o sette) dall’alto direttamente nell’acqua.
-
La lettura:
-
Se le gocce d’olio si allargano e si dissolvono nell’acqua, il responso è chiaro: il malocchio non c’è, o la persona è pulita.
-
Se le gocce rimangono compatte o formano cerchi definiti, significa che il malocchio è presente. A seconda di come l’olio si muove o si frammenta, l’esperta riesce persino a intuire chi possa averlo causato (un uomo, una donna o una situazione d’invidia).
-
-
La purificazione: Una volta diagnosticato il male, le gocce vengono “tagliate” e disperse, e l’acqua viene gettata via, portando con sé le negatività accumulate.
La campanella di Sorrento: un simbolo di protezione tutto sorrentino
Un’altra tradizione potentissima contro le avversità e gli spiriti maligni è legata a un piccolo accessorio sartoriale: la campanella cucita all’interno o all’esterno di un abito.
Oggi la campanella è celebre in tutta la penisola come oggetto d’artigianato in ceramica o metallo (spesso regalata come portafortuna), ma la sua radice popolare più autentica prevedeva un uso ben preciso: veniva cucita direttamente sui vestiti, specialmente dei bambini o delle persone più esposte alle negatività.
Sorrento vs Capri: una distinzione d’identità
Spesso si tende a confondere le tradizioni della Penisola Sorrentina con quelle della vicina Capri, complice la vicinanza geografica e i flussi turistici. Tuttavia, sul fronte della campanella protettiva e dei riti popolari, Sorrento rivendica una sua identità rigorosa e autonoma:
-
La tradizione di Sorrento: La campanella sorrentina affonda le sue radici nelle leggende locali legate ai protettori della terra e ai suoni melodiosi capaci di scacciare le presenze oscure dai vicoli antichi e dalle campagne. Cucire una campanella sul vestito era un gesto quotidiano di protezione materna, un amuleto sonoro che ad ogni passo ricordava la vicinanza della buona sorte e allontanava il “malaugurio”.
-
I falsi miti capresi: Capri ha sviluppato nei secoli una sua mitologia dorata, legata alla figura di San Costanzo o a leggende mondane (come la famosa campanellina di San Michele legata alla leggenda di San Michele e del pastorello), ma l’uso sartoriale e popolare di cucire la campanella sugli abiti appartiene storicamente alla cultura contadina e marinara della terraferma sorrentina, dove il lavoro nei campi e la vita di mare richiedevano forti simboli di protezione domestica.
Un patrimonio da custodire
Oggi questi riti non godono più della centralità di un tempo, quando ci si affidava alle “fattucchiere” o alle nonne del paese prima di chiamare il medico o di affrontare un viaggio. Eppure, resistono nei ricordi degli anziani, nei racconti sussurrati nelle calde serate estive e nel profondo rispetto che i sorrentini nutrono ancora per la propria storia.
Conservare la memoria dell’olio nell’acqua e del valore protettivo della campanella cucita sui vestiti significa mantenere vivo il legame con un’anima antica, fatta di fede popolare, mistero e di quel profondo legame con la terra che rende la Penisola Sorrentina un luogo davvero unico al mondo.
Conoscevi già questi aspetti nascosti della tradizione sorrentina o hai mai sentito raccontare storie simili dai tuoi nonni?
Fonte : PositanoNews.it