I Giardini di San Giovanni del Toro intitolati a Mario Schiavo il cantore di Ravello. Il pensiero di Francesco Di Lieto e Sigismondo Nastri

3 Ottobre 2026

I Giardini di San Giovanni del Toro intitolati a Mario Schiavo il cantore di Ravello. Il pensiero di Francesco Di Lieto e Sigismondo Nastri . Continua l’eco del giusto riconoscimento al grande professore che tanto ha fatto anche in tutta la Costiera amalfitana, su Positanonews abbiamo pubblicato in passato il ricordo del figlio, l’altro ieri un intervento dell’ex sindaco di Ravello Secondo Amalfitano, ma da Amalfi a Positano, dove collaborava con il “Duca” di Luca Vespoli, abbiamo tanti ricordi di lui

Il 29 settembre in Ravello c. a. su è tenuta la cerimonia innaugurale della dedica all’esimio prof. Mario Schiavo dei giardini pubblici siti alla via S. Giovanni del Toro.

L’evento al quale purtroppo non ho preso parte rientra, a mio avviso, fra le attività sicuramente encomiabili dell’attuale amministrazione comunale.

Il prof. Mario Schiavo che, è stato fra l’altro il mio professore di musica alle scuole medie, meritava sicuramente di essere ricordato e gratificato in quanto egli è stato oltre che un ottimo docente, un compositore che ha regalato alla comunità ravellese tante canzoni fra le le quali, in questo momento, ricordo “sauganella”, ma è stato anche un uomo che aveva incarnato il senso del dovere, l’altruismo e anche per se e la sua famiglia ha prediletto l’educazione e il rispetto del prossimo al suo arricchimento economico.

Comunque a Ravello, per fortuna,  non sono mancate persone di alto spessore morale pari a quelle che, giustamente, sono state riconosciute al prof. Mario Schiavo.

In questo momento mi vengono in mente altre due figure eccellenti e gratificanti per il nostro territorio e precisamente sono il prof. Mario Palumbo e il prof. Lorenzo Imperato.

Il prof. Palumbo si è distinto per averci regalato degli splendidi fuochi d’artificio soprattutto per la festività della Madonna Addolorata della frazione di Torello oltre che per le attività da Lui espletate per la realizzazione degli alloggi popolari della Cooperatiava Edilizia Ravellese (CER) purtroppo senza alcun successo per effetto della cattiva burocrazia del nostro paese.

Il prof. Imperato, mio maestro alle elemenari e nella vita, mio carissimo amico e compagno di tante passeggiate anche montane il quale si è distinto per le sue attività nell’assolvimento del prestigioso incarico di Presidente dell’associazione culturale “Ravello Nostra”, affiliata a Italia Nostra. Anch’egli, al pari del frof. Schiavo e del prof. Palumbo ha eserciato le sue attività al solo fine  costruttivo, educativo e sociale.

Spero pertanto che negli anni a venire l’amministrazione comunale attuale, qualora confermata alle prossime elezioni, ovvero, quelle che si dovessero succedere ad essa, tenga presente questa mia riflessione e dedichino ai prof. Mario Palumbo e Lorenzo Imperato una strada, una piazza o un giardino, in segno di riconoscimento della comunità ravellese delle attività da Loro svolte senza alcun fine di lucro ma, come già detto,  solo ad uno scopo puramente costruttivo e sociale.

Francesco Di Lieto

 

A centodieci anni dalla nascita, Ravello ravviva il ricordo di Mario Schiavo, il suo “cantore”, venuto a mancare il 3 gennaio 1998. Torna così d’attualità anche il ricordo che scrissi nel decennale di quel doloroso evento, traendo spunto da una lettera inviata dal figlio Antonio a Positanonews: 《… Se c’è un´immagine che mi ritorna in mente sovente – riferiva Antonio Schiavo – è quella di papà che, su una vecchia Olivetti, prepara appunti per le sue ricerche storiche e musicologiche. Che archivia, con precisione maniacale, centinaia di articoli di possibile interesse culturale. E momenti di creatività, al pianoforte, alternati alla preparazione delle lezioni per i suoi studenti.》 Già, i suoi studenti… Si parla di mezzo secolo fa, o giù di lì, ma il suo metodo di insegnamento di quella che si chiamava “Educazione Musicale” aveva tratti di indiscutibile modernità didattica. Mise a disposizione di tutti i risultati dei suoi studi.
Fu per molti anni apprezzato docente nella scuola media di Amalfi, non trascurando mai la sua attività di musicista- musicologo e quella pubblicistica, che ci ha lasciato pagine indimenticabili (cito solo la collaborazione al periodico Il Duca di Luca Vespoli). A lui si deve la riscoperta di Antonio Tirabassi, al quale dedicò lunghe indagini e un prezioso saggio: 《Antonio Tirabassi musicologo amalfitano (1882-1947). ricerche – notizie bio-bibliografiche – documenti, edizioni De Luca Salerno 1970.》 Di grande importanza anche le sue ricerche e gli studi sulla storia di Ravello e del territorio amalfitano..
Su Eco magazine (anno I n. 6), la vedova, Rosa Pagano, così lo descrisse a Rosamaria Cantarella: 《Ovviamente, io lo ricordo come affettuoso marito e padre, visto che ho vissuto con lui per sessantaquattro anni, 52 di matrimonio e 12 di fidanzamento, tra vicissitudini tristi e gioie, ci siamo sempre rassegnati alla volontà di Dio, perché la sua fede era veramente incrollabile.》 Aveva combattuto sul fronte jugoslavo, scampando alla prigionia dopo l’8 settembre 1943. Tornato in patria, non aveva rinnegato le sue idee politiche, subendo di conseguenza l’emarginazione, che non lo risparmiò neppure quando fu eletto consigliere comunale. Era tenace nel portarle avanti, ma sempre su un piano di lineare correttezza. Non si mostrava mai aggressivo. Dietro quel volto sottile e lo sguardo trasognato d’artista si celava un carattere schivo e riservato. Come dichiarò il nipote, Giuseppe Palumbo, sempre su Eco magazine (anno I n. 7), fu sua la proposta di far acquisire al comune la Villa Cimbrone, cosa poi non avvenuta. Vittima di 《episodi di tracotanza, di prevaricazione》, finì col ritirarsi a vita privata, continuando però a dedicarsi ai suoi studi e alla sua musica: non solo quella con la M maiuscola, anche quella fatta da motivi semplici, orecchiabili. “Raviello”, ad esempio, composta su testo di Domenico Del Pizzo, è diventata nel tempo un vero e proprio inno della cittadina della costa: 《Raviello è na canzone / ca Rufolo e Cimbrone / cantano, doce doce / co’ nu felillo ‘e voce!》
《Motivi – sottolineava Enzo Del Pizzo (èCostiera, anno VII n. 1) – che tanti e tanti giovani, di più generazioni, hanno cantato un po’ dovunque. Non c’è stata escursione del Gruppo Folk di Ravello (formatosi negli anni 30) che non abbia eseguito motivi del maestro Schiavo.》
Ho ben presente nella memoria la sua amarezza quando scoprì che una canzone, in gara a Sanremo, ricalcava le note di una sua composizione.
Avevo un buon rapporto con lui. Mi stimava, mi dava consigli. Nel 1970, sulla rivista Silarus, recensì il mio libro di poesie “Acquamorta”. Gli sono rimasto grato per l’attenzione e l’apprezzamento.
Sigismondo Nastri

Fonte : PositanoNews.it

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