
Ci siamo emozionati e non è poco. Fra caterve di eventi in Penisola sorrentina , a volte senza un senso o un progetto, che si susseguono in continuazione come con uno scrolling dei social network sui cellulari, qui abbiamo trovato un momento vero e di profonda intensità A Pomicino non si è assistito semplicemente alla proiezione di un film: si sono vissute emozioni pure, intense e senza filtri. Si è conclusa così, con un’adesione straordinaria di oltre cento persone, la rassegna cinematografica e di riflessione promossa dalla comunità di Mortora e dall’Azione Cattolica. L’ultimo appuntamento, incentrato sul dramma di migranti e rifugiati, ha visto la visione dell’opera “Le Nuotatrici” affiancata dalla profonda testimonianza dal vivo del giovane Sanna, intervistato da Claudio Celentano.
Se la pellicola ha offerto una panoramica toccante e necessaria sulle tragedie di chi fugge da guerre e persecuzioni, il racconto di Sanna ha trasformato i numeri e le notizie di cronaca in un volto, un nome e una storia indelebile. Nel film , davvero emozionante, si parla della fuga dalla Sira di due nuotatrice, del sogno di andare alle olimpiadi di nuoto e di un finale epico. Non è la prima volta che lo sport diventa un’ancora di salvezza, e il nuoto è forse lo sport più pregno di significati, l’attraversamento del mare, il sacrificio delle sorelle, sono tutte cose che parlano direttamente al cuore.
Sanna lo conosciamo non da oggi, per Positanonews è un punto di riferimento, e lo è anche per la Penisola sorrentina e la Cattedrale a Sorrento dove è stato accolto. La sua fuga è stata una sofferenza unica, come ci racconta, tre anni per arrivare dal Gambia all’italia, il carcere in Libia, l’attraversamento del mare fino alla Sicilia, su cento partiti ne sono arrivati in dieci. E tutto questo partendo a poco più di 12 anni dal suo paese, costretto a partire dalle guerre. Un altro film ha raccontato la sua odissea “Mio Capitano” . “Moltissime cose di quel film sono vere – ci ha detto Sanna -, dall’attraversamento del deserto, alle carceri libiche, alle sofferenze e allo sfruttamento di chi vuole scappare da parte di persone senza scrupoli. Ora sono felice qui e cerco di mettere a disposizione la mia esperienza per tutti” Commovente la lettera dei carcerati di Poggioreale dove lo hanno ringraziato per la sua testimonianza , un aiuto anche all’anima di chi vive i suoi giorni in carcere.
Nonostante il dolore e le troppe vite viste spegnersi lungo la rotta, la storia di Sanna si è evoluta in un messaggio di straordinario riscatto e altruismo. Accolto in Italia, ha ripreso in mano la propria vita completando gli studi. Oggi è socio della cooperativa “Il prossimo e il futuro” — nata da un’intuizione di don Carmine Giudici — e dedica quotidianamente il proprio tempo a supporto dei più fragili e degli emarginati.
La serata ha ricordato a tutti i presenti che dietro le etichette di “migrante” o “rifugiato” battono cuori e sogni reali. La storia di Sanna ne è la prova manifesta: anche quando ogni porta sembra chiudersi, la speranza mantiene viva la possibilità di ricominciare.
Si chiude così un percorso che ha saputo andare oltre la finzione cinematografica per toccare con mano la realtà. C’è stato anche un momento conviviale, un semplice e buonissimo piatto di pasta, condiviso con gli altri è sempre un momento di grazia, una fetta di anguria . Un sentito ringraziamento va a tutti , all’Azione Cattolica per l’impeccabile organizzazione e ai volontari che con il loro lavoro costante e silenzioso hanno reso possibile questo prezioso cammino collettivo. Un grazie di cuore per avermi donato questa serata , per me è stata una carezza e una rinfrescata all’anima
Fonte : PositanoNews.it