Ravelli la magia dei fuochi per l’incendio del borgo di Torello. Esistono almeno dal 1887

20 Settembre 2026
Ravello questa sera darà uno spettacolo che e’ unico nel suo genere, l’ incendio del borgo simulato, dei fuochi iniziati per una fiaccolata alla Madonna, qui si venera anche San Michele. Torello è un gioiellino , sul percorso pedonale antico che da Minori e dalla Costiera Amalfitana portava alla Città della Musica. Alle 1830 la messa con Padre Enzo Fortunato poi la processione . Alle 21 l’incendio famoso. Poi percorso gastronomico e musica con Calce allieteranno la serata

La storia dell’incendio di Torello

 Di Luigi Buonocore
Lo spettacolo pirotecnico di Torello si inserisce nel solco dei tradizionali incendi, scenografie di fuoco probabilmente eseguite per la prima volta a Napoli nel corso del XVII secolo.
La festa, di cui si hanno notizie almeno dal 1887, secondo quanto leggiamo nella “Ravello Sacra-Monumentale” del canonico don Luigi Mansi, iniziava con il settenario e viveva il momento più significativo durante la processione della sera che richiamava i fedeli anche dai paesi vicini.
Le origini dell’inimitabile spettacolo vanno, invece, ricercate nel secondo dopoguerra quando l’indimenticato 𝐩𝐫𝐨𝐟. 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐏𝐚𝐥𝐮𝐦𝐛𝐨, mosso dalla grande passione per le arti pirotecniche, allestì con pochi bengala, regalati da un fuochista della vicina Pogerola, una fiaccolata per salutare il passaggio della Mater Dolorosa. Novità che subito accese d’interesse il piccolo borgo, abituato fino a quel momento a celebrare la festa mariana con congegni perlopiù acustici, a base di sola polvere da sparo e, pertanto, privi di un elemento così importante quale è il colore.
La povera coreografia, affidata a quei semplici cartocci di composizione pirica, fissati alla meglio sui lastrici battuti, si arricchì con il tempo di numerosi effetti sia fissi che aerei: girandole, striscioni, fontane e candele romane, crearono così un nuova tipologia scenografica in grado di illuminare con fiotti colorati l’intero borgo medievale, distinto dalle tradizionali case con volte estradossate tra pergolati di vite e di limone.
A distanza di mezzo secolo, ovviamente, le innovazioni tecnologiche ed artistiche hanno consentito di offrire ad un pubblico, sempre più numeroso, con differenti modalità di accensione, non solo i numeri pirotecnici della tradizione italiana e napoletana, nello specifico, ma anche i meravigliosi fiori di fuoco spagnoli e del lontano oriente, segno di un’ identità stilistica ed espressiva.
Uno spettacolo, quindi, unico nel suo genere, curato nei minimi particolari che, sotto la sapiente ed entusiasta direzione tecnica del compianto prof. Mario Palumbo, ha raggiunto altissimi livelli di qualità tecnica, con la collaborazione i valenti maestri partenopei della scuola vesuviana.
Gli artifici giapponesi della 𝐌𝐚𝐫𝐮𝐭𝐚𝐦𝐚𝐲𝐚 𝐎𝐠𝐚𝐭𝐬𝐮 𝐅𝐢𝐫𝐞𝐰𝐨𝐫𝐤𝐬 da Fuchu, le palme, le sfere e i numeri pirici della 𝐏𝐢𝐫𝐨𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐚 𝐑𝐢𝐜𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐛𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫 da Valencia, le candele romane dell’industria pirotecnica 𝐏𝐚𝐧𝐳𝐞𝐫𝐚 di Torino, vanto della tradizione pirotecnica mondiale, ne sono stati un esempio.
Ancora oggi le incantevoli coreografie ripropongono, in uno scenario fortemente suggestivo, l’infinita fantasia e l’estro creativo degli antichi maestri del fuoco con la bellezza degli artifici, la cura dei colori e la ritmicità dei colpi che scrivono su un pentagramma iridescente dolci melodie. Gli artifici avvolgono il campanile, la chiesa, le case e i giardini, si rincorrono e, a tratti, sembrano addirittura danzare in un curioso balletto evanescente fatto di luci e colori. Piogge di alluminio e di magnesio illuminano il cielo di una notte di fine estate mentre i lumi rossi avvolgono l’intero borgo in un incendio che ha il sapore acre della polvere da sparo.
I numerosi quadri si susseguono in un ritmo incalzante fino alla chiusura quando stucchi, intrecci e cacciate si innalzano fino al parossismo, in un crescendo di sorpresa, emozione e stupore.
“Un’immagine pirotecnica suscita emozione attraverso colori e forme ma, come la felicità, dura soltanto un istante”, ricordava il compianto 𝐜𝐨𝐦𝐦. 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐨, titolare dell’industria pirotecnica 𝐈𝐩𝐨𝐧 di Ottaviano. Un’ immagine che oggi viene affidata a quanti con sacrificio, passione e professionalità portano avanti il suggestivo teatro del fuoco, origine della vita.

Fonte : PositanoNews.it

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