LA FAVOLOSA ESTATE DEL 1962, QUANDO JACQUELINE KENNEDY BALLÒ A PIEDI NUDI AD ATRANI

17 Giugno 2026
LA FAVOLOSA ESTATE DEL 1962, QUANDO LA FIRST LADY D’AMERICA BALLÒ A PIEDI NUDI AD ATRANI
Di Sigismondo Nastri
C’è una foto, rimasta esposta da oltre mezzo secolo nel bar San Domingo, in fondo alla piazza del Duomo di Ravello. Ritrae il presidente degli Stati Uniti John Kennedy, insieme con Jacqueline, colti dall’obiettivo in uno dei loro momenti più felici. La dedica della First Lady d’America è per Emilia Palumbo, 《con tanti ringraziamenti per gli occhi dolci più deliziosi del mondo》. In tre settimane di soggiorno nella cittadina della Costa d’Amalfi la bella Jackie aveva fatto grandi progressi nell’apprendimento della nostra lingua. E questo perché lei, pur “imprigionata” da rigide misure di sicurezza, amava forte il contatto con la gente. Le preoccupazioni non erano certo legate alla situazione interna dell’Italia, ancora tranquilla. Gli Stati Uniti, però, venivano dal duro braccio di ferro con l’Urss, per via delle basi missilistiche a Cuba. Il presidente si era mostrato tanto risoluto nel gestire quella crisi da far temere un conflitto. Riuscendo, alla fine, a far smantellare le postazioni sovietiche. Rimaneva pur sempre il rischio di attentati.
A Ravello, Jacqueline fu ospite della sorella, principessa Radzwille, in quella stessa Villa Episcopio che ha un ruolo non secondario nelle vicende di “Salerno Capitale”. Fu lì che il 24 aprile del 1944 prestarono giuramento, nelle mani del re Vittorio Emanuele III, i ministri del primo governo post-fascista presieduto dal Maresciallo Pietro Badoglio. Doveva rimanervi due settimane. Vi restò quasi un mese, con i figli Caroline e John John, un seguito composto da bambinaia, segretaria e due poliziotti del servizio di sicurezza. Aveva trentatrè anni ed era bellissima. Ogni mattina prendeva posto su una Fiat 600 decappottabile, targata TO 375219, messa a sua disposizione dalla Fiat. Arrivava ad Amalfi dove, al molo Pennello, s’imbarcava su un motoscafo che la conduceva alla spiaggia di Conca dei Marini. Lì era attesa dai D’Urso e dagli Agnelli. Faceva lunghe nuotate e praticava lo sci nautico, sport che prediligeva. Di solito, il rientro a Ravello avveniva dopo il tramonto. Il 30 di agosto, però, si trattenne a cena nella villa dei D’Urso, alla Marina di Conca, deliziata dalle specialità culinarie locali. Era già notte quando, sulla via del ritorno a Ravello, ordinò all’autista di imboccare, all’uscita della galleria di Atrani, la strada che scende giù in piazzetta. Il mutamento di percorso, non previsto dal protocollo – scrisse Umberto Belpedio, testimone oculare, inviato del Roma, autore di splendidi servizi documentati e appassionati, memoria storica di quel periodo aureo del turismo in Costiera – trovò impreparati gli uomini della scorta che aprivano il corteo. I motociclisti della Polizia Stradale si accorsero soltanto in località Castiglione, al bivio per Ravello, di essere stati “staccati” dalle auto della First Lady, che s’erano dirette invece allo Chez Checco [un po’ taverna un po’ night club], situato nel cuore antico di Atrani: frequentato, allora, dal “jet set” internazionale. Vi giunse all’improvviso con la sorella e il cognato, in compagnia di Alessandro D’Urso, fiore all’occhiello della upper class partenopea; Gianni Agnelli, mister Fiat; il principe Ruffo di Calabria. Caterina Lingens, proprietaria del locale, quasi sveniva dall’emozione. Mandò subito a chiamare il sindaco, che non si fece vedere. Affidò quindi a una bimba il compito di offrire a Jacqueline un fascio di fiori. 《Benvenuta signora Kennedy》 riuscì a dire la piccola con un filo di voce. Lei ballò scalza fino a notte inoltrata. Pippo e Gianni, i due chitarristi dello Chez Checco, le dedicarono una canzone. Jackie si esibì al microfono. Cantò “Dove sta Zazà”. Aveva detto, entrando, 《Qui non voglio essere la First Lady. Voglio vivere una serata come Jacqueline.》 Dimostrava di conoscere e apprezzare le nostre canzoni, quelle napoletane in particolare. Al suo seguito aveva un cantante originario di Minori, Enzo (o Ezio, come lei lo chiamava) Lembo, emulo di Perry Como, che aveva avuto modo di apprezzare a Palm Beach. Le piaceva soprattutto ascoltare “Accarezzame”.
Allo Chez Checco aveva chiesto che non fossero ammessi i giornalisti. Rimasero fuori. Caterina fu di parola. Rispettò rigorosamente l’impegno, rinunciando a sostanziose offerte in dollari. Jacqueline si scatenò nel ballo, a piedi nudi, fino alle prime luci dell’alba, divertendosi come forse non le era mai accaduto. La stessa notte la notizia fu catapultata dalle agenzie e dagli operatori dei mezzi d’informazione nei cinque continenti. Il nome di Atrani, e le immagini più suggestive del suo paesaggio (la piazzetta con la facciata della chiesa del Ss. Salvatore, le cupole maiolicate e il campanile della Maddalena), arrivarono in tutto il mondo.
Su Lembo ho una bella testimonianza del musicista Roberto Ruocco, pure lui minorese: 《Grande Ezio Lembo. Tanti ricordi a Palm Beach dove ero suo ospite, stregati e baciati dalla musica. Dove tutti lo ammiravano e ne apprezzavano la signorilità. A Palm Beach viveva la mamma e la famiglia dei Kennedy, che Ezio talvolta incontrava alla messa in Chiesa.》
Antonio Schiavo, scrittore ravellese trapiantato a Firenze, autore di romanzi di successo quali “Sono tristi, di sera, le stazioni” e, fresco di stampa, “Condizionale presente”, ricorda – della vacanza della first lady – una cosa che per lui (e per suo fratello) 《è motivo di orgoglio ma anche di rammarico perché quasi sempre dimenticata》: le serate di Jacqueline a Ravello furono sovente allietate dalle musiche composte ed eseguite dal padre [il maestro Mario Schiavo, compositore e concertista, del quale conservo cara la memoria] con un complessino (come allora si chiamava) di valenti musicisti locali che accompagnarono anche le performance del citato Ezio Lembo.
《Papà – aggiunge – curò pure la realizzazione dello spettacolo folcloristico in Piazza Vescovado.
Mi piace fare memoria degli apprezzamenti ricevuti dalla Signora Kennedy per la Ninna Nanna composta appositamente per la piccola Caroline.》
Il sindaco di Ravello, Lorenzo Mansi, conferì a Jacqueline la cittadinanza onoraria.
Bei tempi, quelli, davvero.
© Sigismondo Nastri (da: mondosigi)
[Le foto, tratte dal mio archivio, le ebbi regalate, all’epoca, dal fotografo dell’Associated Press che le aveva scattate]

Fonte : PositanoNews.it

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