
Sorrento: case, negozi e una chiesa sui cisternoni romani. Un intrigo storico che ritorna dopo un quarto di secolo
Ieri, sulle pagine di Positanonews, abbiamo voluto accendere i riflettori su una vicenda che sta scuotendo la comunità sorrentina. I recenti sequestri di alcune attività commerciali – non circoscritti esclusivamente al settore alimentare – rappresentano infatti solo la punta dell’iceberg di una matassa giuridica, storica e urbanistica estremamente complessa. Andando a memoria, con lo sguardo e l’archivio mentale di chi racconta le cronache e i mutamenti di Sorrento da circa quarant’anni, emerge un quadro che unisce le radici millenarie della città alle fragilità amministrative moderne.
Al centro di questo terremoto burocratico ci sono loro: i cisternoni romani. Parliamo di capolavori dell’ingegneria idraulica antica sopra i quali, nel corso dei decenni, si è sviluppata e stratificata la vita cittadina. Su quelle antiche volte sotterranee oggi sorgono innumerevoli abitazioni, decine di negozi e persino una chiesa. Si tratta di situazioni immobiliari e commerciali ormai consolidate da oltre mezzo secolo, tollerate o assorbite dalle maglie dello sviluppo urbano del dopoguerra.
Il vero punto di svolta, che ha trasformato una “convivenza silenziosa” in un nodo giuridico, risale a circa un quarto di secolo fa. Fu l’allora sindaco Marco Fiorentino a compiere un passo decisivo e per certi versi coraggioso, affidando all’avvocato Alberto Scarpati un incarico preciso: censire e mappare formalmente la complessa rete dei cisternoni. Quell’atto scoperchiò un vero e proprio vaso di Pandora. Da quel momento, infatti, per decine di immobili scattarono contestazioni, accertamenti e diffide, innescando una serie di controversie legali che hanno segnato la storia urbanistica recente del nostro territorio.
Oggi, quell’eco giuridica torna a farsi sentire con prepotenza, aprendo di fatto un nuovo capitolo per Sorrento. L’attenzione è ora tutta rivolta alle mosse della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Bisognerà capire se questa inchiesta continuerà ad allargarsi, con quale intensità procederà e, soprattutto, che cosa succederà a chi oggi si trova invischiato in questa rete di sigilli e carte bollate.
Intervenire oggi su assetti urbani e commerciali radicati da oltre cinquant’anni richiederà un equilibrio delicatissimo tra la rigorosa tutela del patrimonio archeologico, il ripristino della legalità e la salvaguardia di un tessuto socio-economico vitale per la città. Sorrento si ritrova ancora una volta a fare i conti con il suo affascinante, ma ingombrante, passato sotterraneo.
Fonte : PositanoNews.it